Una cosa che il governo fa (quasi) bene e subito lo attaccano da ogni parte. Mi riferisco alla cessione e messa in vendita di una parte del demanio, ovvero di tutto quello che lo Stato è proprietario come custode della proprietà collettiva. Del demanio appartengono diversi patrimoni, quelli naturali per esempio come fiumi boschi, montagne, spiagge etc… , così come infrastrutture di particolare rilievo collettivo: porti, aree militari, fari e quant’altro. Il problema di questa scelta, va individuata però nel soggetto a cui queste parti del demanio vanno cedute. La legge dispone che lo Stato non può direttamente cedere a privati un bene demaniale, se non nel caso in cui ha competenza di possesso il Ministero della Difesa. Ma anche in questo caso, ci sono molte differenze tra la teoria e la pratica. Sempre la legge, dispone che i beni demaniali situati all’interno delle regioni a statuto speciale (Valle d’Aosta, Trentino Alto-Adige, Friuli-Venezia Giulia, Sicilia e Sardegna) devono essere ceduti all’amministrazione regionale, la quale può in un secondo momento cederle a enti minori (Provincie, Comuni), tenersele per se o cederle a privati. Nelle regioni a statuto ordinario invece, lo Stato può cederle direttamente a soggetti terzi compresi i privati. Ora, debito pubblico o no, bisogna capire che senso avrebbe trasferire (e non vendere) beni dello Stato alle regioni, alle provincie e ai comuni. C’era una volta una polveriera militare, che era stata costruita quando l’Italia non era ancora stata fatta e si chiamava Regno di Sardegna. Era una bellissima infrastruttura della gloriosa Regia Marina Sarda, che copriva un’area di circa 50 Ettari, con Ulivi, Oleandri e tantissime altre specie di vegetazione. La parte costruita comprendeva oltre 2.000 metri di superficie coperta, fatta in pietra come solo i piemontesi erano capaci di costruire, persino i vari forti presenti nella Capitale come Forte Braschi non potevano reggere il confronto. Poi, arrivò la Repubblica e con la scusa della sconfitta bellica e del ridimensionamento delle Forze Armate e del loro bilancio, la bellissima polveriera fu chiusa. La gente che lavorava (non solo militari) furono mandati a casa, e la polveriera incominciò ad andare in rovina. Gli amministratori del Comune che ospitava la polveriera se ne fregarono altamente e così, la gente del posto cominciò a dirigersi nella polveriera e iniziarono a portar via tutto quello che c’era dentro e quando non c’era rimasto più nulla da portar via, cominciarono a smontare le mura, pietra dopo pietra, e oggi c’è rimasto veramente poco. Ma gli amministratori di quel C0mune adesso sono interessati a quella ex polveriera e la vorrebbero acquisire gratuitamente per i loro comodi, i loro porci comodi, perché per chi la visita non appare come una ex polveriera, ma piuttosto ad un immenso porcile a cielo aperto. Se invece il Ministero della Difesa (lo Stato) l’avesse venduta a dei privati, l’avrebbero trasformata in un grande centro alberghiero, magari con Spa compresa e avrebbero creato molti posti di lavoro, economia, e tasse che avrebbero riempito le casse di quella amministrazione comunale di totali incapaci. E forse, non ci sarebbe stato bisogno oggi di mettere in vendita le Dolomiti.