Tag

,

L’ennesimo scontro tra un liberale (Della Vedova) e un conservatore (Binetti), permette di tornare a ragionare sul valore di appartenenza dei liberali in politica. Della Vedova, non è che l’ultimo caso di un liberale che nel PDL prima e tra i finiani oggi, si ritrova a stare perennemente dentro un grande partito pseudoliberale e di starci dentro la più inutile delle minoranze interne. Prima era Forza Italia, nata nel 1994, dove aderirono una sparuta comunità di liberali di vecchio pelo (Martino, Biondi, Costa) che non hanno influito di una virgola nelle scelte programmatiche di quel partito e tanto meno, sono riusciti dopo circa 15 anni di attività politica di creare un proprio vivaio tra le nuove generazioni di liberali dentro il Centro-Destra. Con l’avvento del PDL, le cose sono peggiorate fino ad arrivare ad oggi, con la rottura tra Berlusconi e Fini, dove la neonata idea politica Futuro e Libertà, non ha ancora chiarito se dentro i finiani c’è la convinzione seria e onesta di ricostruire la Destra Liberale oppure, se dovremmo fare i conti, ancora, con la destra sociale. E l’idea di aprire un dialogo con i cattolici di Casini, con il gruppo di Rutelli e l’eventuale ingresso nel Club antiberlusconiano di Montezemolo, non fa venire in mente nient’altro che per noi liberali, non è finita la stagione della perenne opposizione dentro dei partiti conservatori o comunque liberali solo a parole.