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Da qualche anno ho notato, sia nella vita quotidiana (quella reale) e sia quella virtuale di Internet, che sormonta a dismisura nella società sarda una voglia di indipendenza, una voglia di sentirsi prima di tutto sardi e poi qualcosa d’altro, e questo qualcosa d’altro e più in senso internazionale che non in senso italiano. Curioso è anche che tutto questo accade in un periodo dove la Sardegna è orfana del Sardismo, ovvero di quella corrente culturale che è sempre stata viva sin dal XVIII Secolo, secolo che vide nell’isola l’arrivo dei Piemontesi e dell’uscita di scena dopo circa quattro secoli degli Spagnoli. Quel sardismo dunque, che trovò terreno fertile nella società agro-pastorale, la parte più maltrattata, più povera e la più ignorante, nella quale presero posizioni anche alcuni esponenti della borghesia sarda, ma più per prospettive politiche che per condivisione degli ideali socio-culturali del sardismo. Quel sardismo non esiste più, i partiti politici sardi che ne portavano gelosamente l’eredità storica sono crollati, in particolare il più importante, il Partito Sardo d’Azione, per far posto a dei partititi senza arte e ne parte, generati da persone decisamente improvvisate con alle spalle qualche modesta esperienza all’interno di partiti nazionali estremisti, di Destra e di Sinistra. Quello che vedo e che sento, è invece una convinzione maggiore proprio all’interno delle giovani generazioni della borghesia sarda di oggi, giovani generazioni che hanno saputo conciliare la tradizione familiare con il progresso, giovani di gran lunga più colti e preparata dei giovani di due, tre e quattro decenni fa. Giovani che per motivi di lavoro, o di studio, sono andati a vedere e hanno visto quello che succede al di fuori della nostra isola, in Europa, nel continente Americano e persino in Asia. Questa giovane borghesia sarda, comincia a domandarsi quale miglior prospettiva futura per loro e per le prossime generazioni, si potranno coltivare stando in Italia o diventando finalmente indipendenti. Persino io, che non sono mai stato affascinato dal sardismo, e da concetti come secessione, indipendenza, da tempo sto prendendo in seria considerazione che l’indipendenza per la Sardegna è l’unica strada per risolvere definitivamente i suoi problemi, parte dei quali inflitti senza scrupolo dagli italiani, e integrarsi nel contesto internazionale, cose queste che non potrà mai fare continuando a fare parte dell’Italia, nemmeno se questa dovesse darsi una struttura di tipo federale, e fino a quando sarà costretta a stare dentro l’Unione Europea e alla moneta europea. La bandiera riportata all’inizio di questo post, l’ho fatta io ed è la versione monarchica, questa che segue invece è la versione repubblicana.

Si tratta di un tricolore originale, non vi è alcun Stato che presenta nella sua bandiera nazionale questi tre colori: il Giallo, il Bianco e il Rosso. Il Giallo viene rappresentato in virtù della antica relazione dell’isola con la fede cristiana e verso il Vaticano, in quanto fu un Papa (Bonifacio VIII) che nel 1297 promulgò la nascita del Regno di Sardegna con una Costituzione, per risolvere una profonda crisi diplomatica tra gli Aragonesi e il Ducato d’Angiò. Il Bianco viene rappresentato in virtù del periodo piemontese, che partì dal 1720 al 1860, per poi sfociare con la nascita dello Stato unitario italiano nel 1861.Il rosso viene rappresentato in virtù degli ultrasecolari rapporti con la Spagna, il periodo più fecondo per la Sardegna, sia dal punto di vista artistico, pittorico e monumentale, sia dal punto di vista politico e strategico. Ancora oggi, vi sono nell’isola sardi di origine spagnole, così come in Spagna, iberici di origine sarda, senza considerare che la lingua spagnola rimane ancora oggi quella più vicina alla lingua sarda (Sa Limba). Il popolo sardo, raggiunta finalmente l’indipendenza, dovrà decidere quale forma di Stato dare all’isola, io sono più propenso per la forma monarchica, anche perché il risultato squallido della repubblica italiana non può certo essere preso in minima considerazione per costruire la nuova democrazia sarda. Potremmo così riappropriarci del nostro nome: il Regno di Sardegna, e riportare sul Trono sardo dei Sardi, e non più dei Sovrani stranieri. Sul campo bianco viene posto naturalmente il simbolo della Sardegna, lo scudo dorato che incornicia lo stemma dei Quattro Mori. Il tutto sormontato dalla Corona, nella versione monarchica, assente la Corona (ovviamente) nella versione repubblicana. Il nome nella versione monarchica sarà Regno di Sardegna (Kingdom of Sardinia), nella versione repubblicana sarà Repubblica di Sardegna (Republic of Sardinia). L’inno nazionale nel Regno sarà Hymnu Sardu Natzionale, nella Repubblica sarà Procurad’e Moderare di Frantziscu Mannu. La capitale politica sarà la Città di Sassari, mentre quella economica la Città di Cagliari. La divisa monetaria sarà la Lira Sarda. Il Regno o la Repubblica di Sardegna, non faranno parte dell’Euro-zona, dell’Unione Europea e della Nato. Sarà una democrazia neutrale, che si riconoscerà totalmente negli ideali giuridici e umanitari dell’Organizzazione Mondiale delle Nazioni Unite.