Il PDL torna alla carica e sforna per l’ennesima volta il presidenzialismo francese. Quello che il mio insegnante di francese, negli anni Novanta, definiva la “democrazia strabica”.
Silvio Berlusconi sa benissimo che non ha alcuna possibilità di arrivare al Quirinale seguendo la retta via, ovvero l’attuale costituzione. Per lui è fondamentale arrivare al colle più alto di Roma, non tanto per il prestigio, ma perché dopo il suo settennato, potrà tranquillamente accovacciarsi a Palazzo Madama come senatore a vita, e quindi non avere più il problema di candidarsi per tenere a giusta distanza i mastini della procura milanese. Dall’altra parte abbiamo Bersani: leader sfigato di una sinistra sfigatissima, che ha buone possibilità di arrivare a palazzo Chigi, ma dovrà andarci con il solito carrozzone di partitini post-comunisti che gli faranno fare poco e quel poco lo farà molto male. La Sinistra in tutta la prima repubblica non ha mai governato l’Italia, ma in compenso ha avuto due presidenti della repubblica (Saragat e Pertini); nella seconda repubblica, la Sinistra ha governato due volte e piazzato per ben tre volte degli uomini vicini a lei (Scalfaro, Ciampi e Napolitano). La Sinistra non può volere nessuna forma di presidenzialismo e non vuole nemmeno una repubblica parlamentare dove il capo dello Stato viene eletto direttamente dai cittadini, perché se così fosse, avrebbe finito di piazzare i suoi uomini nell’ex palazzo reale.