Un caporale dell’esercito italiano stupra una ragazza. Gli vengono dati gli arresti domiciliari e la vittima è stato costretta a lasciare l’Italia. In America, sarebbe stato degradato a soldato semplice (Private), condannato a otto anni di reclusione da scontare in un carcere militare e scontata la pena espulso dall’esercito con disonore. Ma siamo in Italia, non in America.
Archivi giornalieri: 17 giugno 2012
Occupy Rome Street.
Centinaia di persone inferocite, si sono radunate in Via Roma davanti al palazzo che ospita il Consiglio Regionale della Sardegna. Il motivo è la notizia che in poche ore è girata in Internet, che i rappresentanti regionali dei sardi in piena notte si sono ripresi le loro laute retribuzioni, ridimensionate grazie al referendum. Per contenere la folla sono usciti alcuni esponenti dell’Italia dei Valori come l’Onorevole Palomba, che però in quanto politico si è beccato anche lui una bella porzione di fischi e di vaffanculo. L’Italia dei Valori di Antonio di Pietro e i Riformatori Sardi, sono stati gli unici gruppi consiliari che hanno lasciato l’aula e che non hanno votato la reintroduzione dei stipendi d’oro dei consiglieri regionali sardi. In questa isola non serve Grillo e i suoi grillini, i sardi se vogliono cambiare qualcosa, oltre a chiedere lo scioglimento dell’assemblea regionale e le conseguenti elezioni anticipate, devono dare il voto a due soli partiti, che nel marasma generale, si sono dimostrati gli unici che hanno intenzioni serie per cambiare le cose a favore dei cittadini e non a favore della casta politica. Nel frattempo Via Roma dovrebbe essere occupata ad oltranza 24 ore su 24, fino a quando non si decidono di uscire dal loro castello e decidono di levarsi dai piedi una volta per tutte. Nessuno escluso, perché questo scempio lo dobbiamo al PDL e al PD. Destra e Sinistra unite per difendere i loro privilegi baronali.
Finirà a biscotti e spread.
Il dilemma non è se la Grecia uscirà oppure no dall’Eurozona, ma piuttosto cosa succederà dopo la sua uscita, per noi e per il resto dell’Europa. Il dilemma non è se la Spagna e la Croazia decideranno per il biscotto, ma cosa escogiteranno per non farlo passare per tale.