L’attuale governo, appena insediato, subito dopo il primo Consiglio dei Ministri, poteva presentarsi con una serie di decreti legge per avviare con i fatti e non a parole, il cambiamento del Paese e la risoluzione dei vari problemi che affliggono gli italiani da troppo tempo. Invece, fino ad oggi non ha fatto altro che chiacchierare, che parlare dei fatidici 18 mesi per fare delle riforme che non faranno mai, di nominare saggi a destra e a manca per poi andare in televisione e dire quello che sappiamo già da decenni, di riempirsi la bocca con il presidenzialismo e con la riforma elettorale, come se fossero la panacea di tutti i mali d’Italia. Ancora una volta l’Italia è stata capace di partorire un governo peggiore dei precedenti.
Archivi autore: Antonello Leone
Le differenze storiche di una nazione ormai in perenne dissoluzione.
Nella storia dell’Italia unitaria, dal 1861 ad oggi, ci sono stati solo due casi di pareggio di bilancio: nel 1876 col secondo governo Minghetti e nel 1925 col secondo governo Mussolini. Nel primo caso, Minghetti era ministro delle Finanze oltre ad essere Primo Ministro; nel secondo caso, il ministro era Alberto De Stefani. In entrambi i casi, si trattavano di politici ed economisti liberali, che servirono il loro Paese sotto la monarchia. Due pareggi di bilancio nell’arco di 49 anni. Sotto la repubblica italiana, invece, negli ultimi vent’anni ci sono stati due default, due bancarotte.
Riflessioni di un sardo onesto.
La notizia dell’arresto di Graziano Mesina, all’interno di un’operazione antimafia in Sardegna, nella quale sono state arrestate una trentina di persone inclusa, per l’appunto, l’ex primula rossa del Supramonte, mi permette di fare due semplici riflessioni: la prima, che forse sarebbe il caso di eliminare dal nostro ordinamento ogni atto di clemenza compreso quello della Grazia; secondo, che si finisca con la demagogia della riabilitazione dei detenuti, non ci sarà mai alcun sistema di riabilitazione per i criminali, quelli nascono criminali e sguazzano nei sistemi giudiziari, processuali e detentivi così indulgenti come il nostro.