Così Daniele Capezzone:
E’ l’idea originaria di Marco Biagi e Tiziano Treu del 1997 che viene ora ripresa dal Libro Verde della Commissione Europea sul futuro del Diritto del Lavoro (Novembre 2006). Regime universale delle tutele minime (compresi gli ammortizzatori).
Come al solito, Capezzone riesce a combinare uno slogan senza senso, introducendo molte cose che poi alla fine non portano a niente.
Lo Statuto dei Lavoratori è uno degli interventi legislativi più importanti che si è verificato in materia di lavoro. I principali obiettivi che doveva perseguire lo statuto alla sua nascita (20/05/1970) erano principalmente due: il primo, era quello di garantire la libertà e la dignità del lavoratore nell’ambito del rapporto di lavoro; il secondo, era quello di assicurare nei luoghi di lavoro la presenza sindacale per il rispetto della normativa protettiva e per limitare il potere imprenditoriale. Nonostante le varie modifiche apportate negli anni, nonostante i progressi fatti nell’organizzazione del lavoro dentro l’ambiente di lavoro ed in particolare nel settore industriale, nonostante i miglioramenti della vita delle persone, delle tecnologie, di determinate certezze sociali ed economiche, il mondo del lavoro è ben lontano dall’affermare che le condizione generali dei lavoratori sia migliorato, sia progredito, sia ad un livello accettabile per un Paese evoluto, per una Democrazia occidentale come la nostra. Ritornando allo statuto, possiamo fissare 3 punti fondamentali per poterci poi chiedere dove dovrà andare il Diritto del Lavoro nei prossimi anni:
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La libertà e la dignità del lavoratore
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La libertà sindacale
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L’attività sindacale
La libertà e la dignità del lavoratore. I lavoratori, senza distinzione alcuna di opinioni politiche, sindacali o di fede religiosa, dovrebbero nell’ambito lavorativo dove prestano la loro opera, manifestare liberamente il proprio pensiero. Il primo obiettivo della libertà del lavoratore, dovrebbe essere quella che salvaguarda la sua personalità morale e assicura il suo sacrosanto diritto di libertà di pensiero. Questo avviene nel nostro Paese?
La libertà sindacale. Tutti i lavoratori italiani dovrebbero avere il diritto di costituire associazioni sindacali, di aderirvi e di svolgere attività sindacale all’interno dei luoghi di lavoro. Questo avviene nel nostro Paese?
L’attività sindacale. Tutti i lavoratori italiani dovrebbero avere il diritto di costituire rappresentanze sindacali aziendali a iniziativa dei lavoratori in ogni unità produttiva, sulla base delle seguenti norme:
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il diritto di unirsi in assemblea anche durante l’orario di lavoro per discutere di problemi di interesse sindacale, oppure concernenti le condizioni di lavoro;
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l’obbligo per il datore di lavoro di consentire nell’ambito aziendale lo svolgimento fuori orario di lavoro di referendum su materie inerenti l’attività sindacale;
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l’obbligo del nullaosta delle associazioni sindacali di appartenenza in caso di trasferimento dall’unità produttiva di dirigenti delle rappresentanze sindacali aziendali;
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il diritto per i dirigenti sindacali aziendali di usufruire di permessi sia retribuiti, sia non retribuiti, per l’espletamento del loro mandato o per la partecipazione a trattative sindacali o a congressi e convegni di natura sindacale;
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il diritto per le rappresentanze sindacali di affiggere in appositi spazi, all’interno dei luoghi di lavoro, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro;
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il diritto per i lavoratori di raccogliere i contributi per le loro organizzazioni sindacali all’interno dei luoghi di lavoro, senza pregiudizio del normale svolgimento dell’attività sindacale.
Queste norme dovrebbero essere applicate a tutte le imprese, siano esse con più o con meno di 15 dipendenti. Questo avviene nel nostro Paese?
Anzichè preoccuparsi della flessibiltà lavorativa, dei regimi contrattuali Co.Co.Co, degli ammortizzatori sociali, la politica dovrebbe dare risposta ai veri problemi del mondo del lavoro e riordinare lo Statuto dei Lavoratori, in base alle vere emergenze che il lavoro in Italia ha, a contrario degli altri Paesi ed in particolare dei Partner europei.