Così Daniele Capezzone:
Credito d’Imposta per le spese sanitarie e di istruzione (Scuola e Università).
Scuola. Con l’avvento del Secondo Governo Berlusconi, si è proceduto a smantellare il sistema scolastico italiano che era perdurato per molti decenni e che risaliva all’impianto originale della Riforma Gentile. Si è voluti passare da un sistema didattico-umanistico con forte impulso educativo, ad un sistema più pratico e moderno (a detta dei promotori), mettendo in essere un sistema scolastico che non doveva formare ed educare i giovani italiani, ma piuttosto prepararli ad una determinata mansione o materia, al punto che dopo il percorso scolastico fossero in grado di inserirli nel mercato del lavoro, pur senza una educazione didattica e umanistica, che prima di pensare a formare dei futuri lavoratori, pensava a formare dei buoni cittadini. Tale nuovo percorso passò come la Riforma Moratti o più comunemente come la Scuola delle tre I: Inglese, Internet, Impresa. L’attuale Governo, di orientamento opposto di quello guidato da Berlusconi, ha invece rimescolato le carte, ha voluto cancellare la riforma Moratti, per introdurre una sua idea di riforma scolastica, mediocre come la precedente, guidata da un Ministro pessimo quanto la Moratti, Fioroni ha portato avanti un impianto di riforma assolutamente obsoleto, che continuerà a portare la scuola italiana in una gabbia di dubbi, di problemi, di deficienze organizzative e didattiche, da far rimpiangere e non da oggi, la riforma di Giovanni Gentile. Il problema della Scuola italiana non si risolve con il credito d’imposta come dice Capezzone; non si risolve con le tre I della Moratti e certamente non si risolve promuovendo l’inizio dell’anno scolastico, come ha fatto Fioroni, dicendo che la Scuola italiana doveva riprendere dai Verbi e dalle Tabelline.
Sanità. Il Sistema Sanitario Nazionale è un’altro nodo cruciale della politica sociale di questo Paese. Un sistema sanitario e ospedaliero vecchio e superato, retto su edifici con mille problemi, con un sistema di preparazione universitaria (Policlinico) che finalmente è riuscito ad introdurre il numero chiuso negli atenei, ma che vive ancora oggi di sistematici privilegi e corporazioni, che non permettono di far compiere alla nostra Sanità un passo in avanti alla pari degli altri principali sistemi europei. Un sistema sanitario che vive in un duplice rapporto, a livello nazionale con il governo e localmente con le Regioni e con quei mostri amministrativi che si chiamano ASL (Aziende Sanitarie Locali). Un grave problema di organizzazione ospedaliera, una pessima gestione del sistema contabile-amministrativo, ed in particolare in quello legato al rapporto delle forniture ordinarie e della manuntenzione. Ma è un sistema sanitario che non è stato capace di introdurre il doppio sistema: quello pubblico e quello privato. Dare la libertà di scelta agli italiani se farsi curare in una struttura privata o pubblica, sostenendo un giusto costo per un adeguato servizio. Ed anche in questo caso, non vedo come il credito d’imposta per le spese sanitarie, possa esser utile a migliorare il nostro sistema sanitario e soprattutto il nostro standard di salute, che tralaltro deve sostenere la discriminante etica da parte dei cattolici e della Chiesa, su delle scelte legislative e di ricerca scientifica, che permetterebbero all’Italia di disfarsi di gravi patologie, ed in particolare di tipo genetico, che ancora oggi non riusciamo a debellare.
Università. Tale e quale per il discorso della Scuola, anche per l’Università si è voluto mettere le dita dentro il vasetto della marmellata, e si sono fatti solo danni. La Signora Moratti ha tentato di trasformare l’Università italiana in una sorta di fabbrica Taylorista; non più il sommo istituto che detiene la conoscenza nazionale, e in questo, cercare di valorizzare nei giovani iscritti la loro intelligenza e la loro capacità di analisi, ma piuttosto una fase intermedia dell’Ufficio di Collocamento, dove gli studenti vengono indirizzati come tanti vitelli verso il macello, dopo averli messi per anni all’ingrasso. Né possiamo condividere la visione socialistica del Ministro Mussi, che invece continuerà a lasciare le università italiane per quello che sono da decenni: dei parcheggi pubblici per disoccupati e sfaccendati. L’Università non è la scuola dell’obbligo, ed è per questo che è giusto che il numero chiuso deve essere attribuito ad ogni tipo di facoltà. In questo modo, la grande conoscenza accademica, l’eccellente preparazione dei docenti, potranno essere messe a disposizione a tutti coloro che realmente hanno voglia di studiare, di preparsi adeguatamente e di entrare dopo il percoso universitario, nel mondo del lavoro con intelligenza, capacità e volontà di fare il loro meglio. Ma anche per questo, bisogna riprendere il discorso sul finanziamento pubblico e destinarlo solo alle Università di Stato e non più a quelle private, le quali sono in prevalenza università cattoliche. Bisogna introdurre il limite massimo di docenza ai 65 anni e permettere così ai giovani ricercatori e ordinari di poter ambire per merito alle cattedre universitarie. Bisogna, inoltre introdurre, l’incompatibilità tra la carica universitaria e qualsiasi altra carica pubblica e/o privata, chi fa il docente deve fare quello e basta, deve essere pagato il giusto, ma deve fare quello e basta, e dedicare così l’arco della giornata alle lezioni, alla ricerca, ma soprattutto ai propri studenti. Insomma, l’Università italiana può migliorare e deve migliorare, perché è il primo termometro del grado di innovazione e progresso della Nazione, ma deve essere migliorata senza demagogia, senza posizioni ideologiche, ma soprattutto deve essere messa in mano a persone qualificate e fino ad ora, nessun governo è stato capace di fare questo.