- Riforma elettorale;
- Road Map per riformare la seconda parte della Costituzione;
- Exit Strategy Plan per l’Afghanistan;
- Riforme economiche e fiscali.
I miei quatto punti.
07 sabato ago 2010
07 sabato ago 2010
14 venerdì ago 2009
Posted in Commercio, Economia e Finanza, Internazionale, Unione Europea
Come questo Blog aveva predetto (o previsto), l’economia di Francia e Germania sarebbero ripartite già da quest’anno e sarebbero ripartite per prime, rispetto a tutte le altre economie continentali. Per l’Italia, invece, come al solito siamo messi male, molto male, visto che il Ministero dell’Economia è più interessato all’eredità della Famiglia Agnelli che a fare le cose che dovrebbe fare, e per le quali è pagato per fare … bene. La crescita dei consumi (orticaria per Tremonti) e quella delle esportazioni hanno favorito il ritorno del segno + sulla produzione industriale nell’asse carolingio. Sempre come aveva anticipato questo Blog, noi siamo lontani da questo traguardo e quando ci arriveremo sarà inutile, perché il divario tra noi e il resto d’Europa sarà il più pesante e grave di tutto il dopo-guerra.
06 lunedì apr 2009
Tag
Come avviene sempre in occasioni come queste, che si chiamano G-8 o G-20, Consiglio di Sicurezza NATO o ONU, è impossibile prevedere e quindi credere, che i potenti della Terra, incontrandosi per uno o pochi giorni possano veramente cambiare le sorti del Pianeta ed in particolare dei popoli che i governanti in questione dovrebbero rappresentare. In queste occasioni, ogni rappresentante (Capo di Stato e/o di Governo) arriva già con in mano un’accordo con i suoi omologhi stranieri, in modo tale che nell’incontro si debbano smussare giusto gli angoli e gli spigoli più fastidiosi e inutili. Quando questi grandi baracconi mediatici che con la politica e ancora di meno con l’economia non hanno nulla da spartire, vengono messi su, è soltanto per cercare di potenziare e difendere posizioni comuni, e con posizioni comuni intendo esclusivamente rafforzare e difendere lo status di potere che essi detengono e non certo per fare gli interessi di noi tutti. Così al G-20 di Londra è entrato in scena l’ennesimo tentativo di affossare quelle minime libertà e diritti che per decenni siamo stati capaci di detenere e difendere. L’appuntamento di Londra, può essere tranquillamente paragonato a quel GATT del 1977 che doveva mettere le basi per una “globalizzazione” diffusa e che invece ha portato ad oggi ad un neo-mercantilismo tra le grandi potenze economiche del mondo (dove l’Italia non ne fa parte ovviamente) e che ha generato un incredibile divario tra Nord del Mondo e Sud del Mondo, dove l’unica vera globalizzazione è stata quella di esportare in casa nostra un’immane esercito di disperati che arrivano via mare a bordo delle carrette del mare e ha generato la reazione sociale di movimenti sparsi ovunque come i No-Glogal e i New-Global che non sono tanto anti-liberisti e anti-capitalisti, ma per l’appunto anti-mercantilisti, anti-protezionisti e anti-nazionalisti. A Londra è entrato in scena lo squallido siparieto di coloro che hanno generato il disastro economico-finanziario di questi anni, e proprio loro si ergono ad essere i salvatori del mondo, ma in realtà vogliono salvare se stessi e coloro che rappresentano veramente e cioé le lobby industriali, bancarie e finanziarie, certamente non noi che non contiamo nulla. Hanno voluto tirar fuori dal cilindro l’ennesimo coniglietto bianco e cioé il capro espiatorio di turno: i paradisi fiscali, contro un piano politico che è già stato definito “l’inferno fiscale”; la politica internazionale, quindi, monta su in quattro e quattrotto una rivisitazione dell’URSS, dove si spartiranno i vari Soviet per area continentale. La politica mondiale ha così deciso di mettere le mani sul risparmio, sui soldi, sulla proprietà delle persone in senso mondiale, in attesa magari di creare finalmente (per loro, certo non per noi) un governo mondiale. In questo modo usciremo dalla crisi attuale, ma ne usciremo peggio di come ci siamo entrati. E’ come dire che entriamo in ospedale con una polmonite e ne usciamo con un tumore al cervello. I ricchi e potenti saranno sempre più ricchi e potenti e i poveri saranno sempre più poveri e soprattutto con molti meno diritti e libertà che hanno avuto fino ad oggi.
04 giovedì dic 2008
Posted in Commercio, Politica Interna
Il Consigliere della regione Lazio Francesco Saponaro (Gruppo Misto), ha partecipato nella giornata di ieri ad un convegno nella capitale, dove ha pronunciato una frase importante; importante per il momento particolarmente sofferente della nostra economia, ma importante anche perchè il suo contenuto va nella direzione opposta del governo nazionale. La frase importante è la seguente:
bisogna avviare una deregulation complessiva e a 360° nel commercio interno
Per deregulation (deregolamentazione in Italiano) si intende la rimozione di norme imposte per controllare il prezzo o per disciplinare il comportamento delle imprese all’interno di un determinato mercato. La deregolamentazione, quindi, è un chiaro esempio “particolare” di liberalizzazione, e cioé l’atto con il quale si eliminano tutti i principali vincoli istituzionali che limitano la libera concorrenza. Tali vincoli sono costituiti in genere dal divieto di fare entrare oltre un certo numero determinate imprese (numero imposto per legge) o da tanti altri vincoli (coattivi), come per esempio di imporre gli orari di apertura e chiusura, di imporre la chiusura in determinati giorni (feste, oppure il giorno di chiusura settimanale), di imporre determinate date per l’apertura e la chiusura dei “Saldi”, per non parlare di tutte quelle tasse locali che non fanno che contribuire a ingigantire quella enorme matassa di lacci e lacciuoli, che determinano in buona parte il freno principale ai consumi della gente e quindi un incremento notevole della mortalità commerciale, non dovuta dalla naturale concorrenza tra aziende, ma per il fatto che non avendo un’entrata sufficiente per poter pareggiare le uscite (costi fissi soprattutto), l’impresa è destinata alla chiusura. In Italia il commercio non è mai stato libero e non lo è nemmeno oggi; vengono fissate numericamente il numero delle licenze commerciali, in alcuni casi (Taxi, Bar, Edicole) abbiamo una realtà che sfiora il ridicolo; vengono imposte localmente (legge regionale) le date nelle quali i commercianti non possono tenere aperti i propri esercizi commerciali – un caso eclattante in Sardegna, quando il Presidente Soru vietò l’apertura di bar e esercizi similari per il 15 agosto (Ferragosto) in una regione in cui l’economia turistica in estate ha il suo maggiore potenziale – per non parlare della questione spinosa dei saldi, che vengono imposti di volta in volta dal governo centrale. In uno stato liberale, il commercio è libero, e gli esercizi rimangono in piedi se i consumatori ritengono che quell’attività è seria, competitiva e professionale; in uno stato liberale, gli esercizi commerciali falliscono e quindi chiudono perché i consumatori decidono di punirli andando a spendere da un concorrente. Questo, in Italia, non è ancora possibile e una eventuale deregulation commerciale non può che passare anche su una recente diatriba politica “l’aumento dell’IVA”. Portare avanti una deregulation nel commercio italiano, e continuare a conservare la cultura dell’Iva alta, è come mandare un ersercito in guerra, ordinandogli di sparare soltanto dopo che l’avrà fatto per primo il nemico.
01 lunedì dic 2008
La scelta di aumentare l’aliquota Iva dal 10 al 20% sui servizi multimediali (Sky) da parte dell’attuale governo italiano, dimostra (se c’era qualcuno ancora con dei dubbi), che lo stesso (il governo) di economia liberale non ne ha mai capito un cazzo. E con questo non voglio certo insinuare che i governi precedenti (di ben altro colore politico) ne hanno mai capito qualcosa, ma per lo meno non se ne andavano in giro a dire che erano dei liberali. Anche il più insignificante e anonimo ominide che ci possa essere sulla Terra, sa che quando c’è un periodo di crisi economica (recessione o altro), la prima cosa da fare è quella di allentare le briglie e non stringerle ancora di più. L’Iva in un momento come questo va abbassata e non alzata. Per fare un esempio pratico e suggestivo, pensiamo ad una fattoria, dove all’improvviso scoppia un incendio nella stalla dove ci sono tranquilli degli animali (per esempio delle vacche). Il fattore (il padrone della fattoria) cosa fa? Cosa decide di fare? Se è un fattore intelligente e ci tiene alla sua fattoria, alla sua stalla, ma soprattutto alle sue vacche, corre verso la stalla, spalanca il portone e cerca di fare uscire il numero maggiore di bestie e così salvarle e dopo si preoccupa di tentare di spegnere il fuoco. Il fattore Tremonti, invece, non ha alcuna intenzione di salvare le sue vacche; si mette lì con qualche secchio d’acqua che lui chiama “Social Card”, ma non riesce a fare nulla, a parte sprecare dell’acqua inutilmente, e vedere poi distrutta la stalla completamente con dentro tutte le vacche morte carbonizzate.