All’interno del DL Sviluppo del governo, c’è spazio anche per il Diritto Testamentario, ovvero nello specifico, modifiche sulla Legittima, il criterio con il quale lo Stato impone la successione testamentaria di un cittadino italiano non più vivente (De Cuius). Le leggi dello Stato Italiano, impongono innanzitutto chi partecipa alla successione, sia se ci sia il documento testamentario legalmente valido, sia in assenza del testamento. Le parti in causa possono essere:
L’applicazione delle quote successorie, varia a secondo delle diverse persone viventi al momento dell’apertura del testamento: per esempio nel caso di discendenti ma non del coniuge e via via discorrendo. Questo modello è assolutamente vincolato da ciò che lo Stato impone con la Legge e quindi non viene presa in misera considerazione le libere volontà del De Cuius, in quanto anche lasciando un testamento è vincolato nelle sue scelte dalla stessa Legge. Cosa diversa nel mondo Anglosassone, dove il De Cuius se fa testamento è libero di trasmettere i suoi beni liberamente a chi vuole, anche se non legati da alcun tipo di legame familiare, nel caso invece non vi sia alcun testamento, la Legge stabilisce che l’intero lascito di qualunque entità economico o finanziaria, vada esclusivamente al primo consanguineo del De Cuius, seguendo l’ordine di Grado familiare. Una disposizione del Diritto Testamentario anglosassone retrodatata di parecchi Secoli. Una normativa profondamente liberale, che permette ai cittadini britannici e quelli del Commonwealth, di salvaguardare i propri diritti inviolabili sui propri beni e proprietà. Da una compagine politica e di governo, che da Vent’anni si autoproclama liberale, sarebbe stato incredibilmente rivoluzionario abrogare la Legittima e quindi, rivedere di fatto l’intero Diritto Testamentario italiano. Un’altra occasione persa, di dimostrare con i fatti e non a chiacchere di essere quello che si dice di essere.