La struttura organizzativa di un partito politico è la prima cosa deve venire in mente, quando si vuole dar vita ad un nuovo partito, oppure si vuole modificarne uno già esistente, così quando si vuole dar vita ad un nuovo partito unendone due già esistenti o più di due. In Italia la concezione di partito politico è diversa dagli altri paesi ed in particolare di quelli che fanno parte del cosiddetto Occidente o Mondo Libero. Attualmente in Italia, i partiti e/o movimenti politici sono strutturati sul modello postbellico, e quindi come si formarono i partiti dal 1948 in poi. All’indomani del crollo del fascismo e del termine della guerra, l’Italia si ritrovò in una condizione che possiamo definire di “limbo istituzionale”, a causa del Referendum Costituzionale del 2 Giugno 1946, che decretò il passaggio tra monarchia e repubblica, tale situazione infranse il rapporto tra cittadino ed istituzioni e cioé gli italiani si ritrovarono spogli dinanzi ai vari enti preposti a rappresentare lo Stato Italiano. Praticamente, è come se gli italiani si trovassero in una situazione di non Stato, senza una realte applicazione pubblica di quei servizi anche minimi, che sono l’ordinario eseguire quando si vive in uno Stato moderno. Non funzionando i principali settori istituzionali, saltarono fuori i partiti politici che grazie alla capacità dei loro leader, furono in grado di mettere sotto tutela pubblica gli italiani. Costoro non si rivolgevano al Municipio, ad una Stazione dei Carabinieri o alla Magistratura, ma bensì al partito politico ed è così che questi ultimi, assunsero tale ruolo attraverso l’unica arma che avevano a disposizione la propria ideologia politica. I partiti politici italiani che assunsero tale ruolo furono principalmente quattro: la Democrazia Cristiana, il Partito Comunista, il Partito Socialista e il Partito Repubblicano, che grazie ai loro rispettivi leader (De Gasperi, Togliatti, Nenni e La Malfa) segnarono la strada di come doveva essere strutturato, organizzato e governato un partito politico e cioé, esclusivamente dal punto di vista dell’indirizzo politico, che nella sua natura di tutela e salvaguardia dei diritti democratici dei cittadini, assunse la veste di vera e propria istituzione pubblica del nuovo Stato Italiano, avviando per questo un sistema democratico fondato non dalle vere istituzioni che una democrazia moderna posiziona al di sopra di tutti e di tutto, e cioé il Parlamento, il Governo e la Magistratura, ma piuttosto di una democrazia dei partiti politici, come unico regolatore della stessa democrazia, più conosciuta come “Partitocrazia”. Oggi, non vi è più un’Italia con le condizioni politiche, economiche e sociali di 60 anni fa, ma soltanto la pretesa da parte della maggioranza dei partiti politici (piccoli e grandi), di conservare quell’indirizzo di tutela dei cittadini italiani, ma non per garantire loro determinati diritti e libertà (a quelli ci pensano le istituzioni italiane che oggi ci sono e funzionano egregiamente), ma piuttosto per garantirsi i privilegi, che si celano dietro quel dovere di tutela pubblica e che in questi ultimi mesi sono stati abbondantemente svelati, coniando il termine de “La Casta”. Un partito politico oggi, deve esclusivamente assoggettarsi come lo strumento che permetta alla maggioranza dei cittadini di determinare i candidati da presentare le elezioni per poterli rappresentare al meglio, e quindi permettere ad una minoranza di cittadini di presentarsi come candidati per poter svolgere il ruolo di rappresentanti politici dei propri elettori. Per poter far questo, l’organizzazione dei partiti deve essere impostata non più sulla guida unica dell’indirizzo politico, ma di una duplice guida: una che rappresenti l’indirizzo di governo del partito e una che rappresenti l’indirizzo politico. Entrambe le guide e tutta la la struttura del partito, devono essere sottoposte a vigilanza da due entità bene distinte: il Comitato Giuridico e il Comitato Etico. Il primo, assolve il compito di garante dello Statuto e il secondo, assolve il compito di garante del Codice Etico. Entrambi i comitati devono essere composti da membri esterni, i quali presentino particolari attitudini e conoscenze in ambito giuridico e filosofico. Devono essere considerati due entità del partito Super Partes. Ora passiamo ai due indirizzi, quello di governo e quello politico. A capo dell’indirizzo di governo ci sarà il Comitato Nazionale, che sarà formato da tutti i massimi responsabili dei rami regionali del partito, e tutti i membri eleggeranno un Presidente di Comitato, il quale sarà il Presidente del partito. Al Presidente sarà affiancato un Portavoce (Speaker) che sarà responsabile dell’Ufficio Stampa del partito, e un Amministratore (Tesoriere) che, invece, sarà responsabile dell’amministrazione contabile e finanziaria del partito. Il Presidente, dovrà portare avanti il governo del partito nell’interesse di tutti, a partire dai soci (tesserati) e dei finanziatori (Donatori). Dovrà quindi, fare il modo che il partito cresca sul territorio, che aumentino gli iscritti, che aumenti la sua presenza a livello mediatico e istituzionale, che il partito sia presente in tutte quelle occasioni sociale e pubbliche che non abbiamo un rilievo squisitamente politico, che sia presente con convegni, incontri, atti a far conoscere e difondere i principi e i valori che il partito incarna e che difende all’interno del proprio statuto. Insomma, il Presidente deve governare e amministrare al meglio il partito senza entrare nel merito del dibattito politico. Rimane in carica tre anni e potrà essere rieletto successivamente fino al compimento del 65° anno d’età. La nomina viene fatta dalla maggioranza assoluta dei membri del Comitato Nazionale. Passiamo ora alla guida dell’indirizzo politico del partito. A capo della leadership politica del partito, ci sarà il Segretario (politico) che viene eletto dai delegati del Congresso Nazionale con maggioranza assoluta. Il Segretario è a capo della linea politica nazionale del partito e potrà contare sull’Assemblea Nazionale, ovvero sul comitato rappresentanto dai segretari regionali del partito. Il Segretario nazionale, viene eletto in riferimento alla Relazione Programmatica Politica (RPP) che presenterà al Congresso e che dovrà orientarsi su tre linee politiche: Politica Economica, Politica Estera e Sicurezza Nazionale. Il candidato alla Segreteria Nazionale, che presenterà il migliore RPP e che quindi, sarà in linea con la politica della maggioranza assoluta del congresso, diventerà segretario. Anche il Segretario potrà contare su uno Speaker che dovrà gestire le Pubbliche Relazioni della Segreteria. Il Segretario viene escluso da qualsiasi intervento che riguarda il governo e l’amministrazione del partito stesso, perché funzioni esclusive del Presidente e del Comitato Nazionale; così come sarà soggetto a richiami di natura disciplinare da parte del Comitato Giuridico e di quello Etico, il cui intervento sarà insindacabile e inappellabile da parte di chiunque. Al segretario non sarà permesso di agire nel modificare lo statuto o il codice etico del partito, così come non avere nessuna responsabilità nella campagna di tesseramento e nella campagna acquisizione fondi di finanziamento del partito. Il segretario non ha scadenza di mandato, ma il rinnovo d’incarico così come la revoca, verrà stabilita dal successivo congresso nazionale. Nell’azione politica ovvero nella partecipazione elettorale sia in campo nazionale e sia locale, chiunque ricopra incarichi nel partito (sia nell’indirizzo di governo e sia nell’indirizzo politico) dovrà dimettersi dall’incarico, nel caso scelga di candidarsi. Nel partito, le candidature in ogni ordine e grado, dovranno essere scelte tramite il sistema delle Primarie, come avviene negli Stati Uniti.