Alla fine è arrivata. Per anni è stata tanto acclamata, desiderata, sognata ed è arrivata quando in molti non ci credevano più. Gli Exit-Poll anche questa volta, stavano per lasciarci la solita II Repubblica, con molti partiti e soprattutto con una instabilità politica (ormai cronica), tipica di questa Nazione. Invece, le proiezioni reali, chi hanno dato il benvenuto (si fà per dire) nella Terza Repubblica Italiana. Tutti i partiti e movimenti politici minoritari sono rimasti alla porta: la Sinistra-Arcobaleno, formata da Rifondazione Comunista, Comunisti Italiani, Federazione dei Verdi e Sinistra Democratica, il Partito Socialista di Boselli, La Destra di Francesco Storace. Nel nuovo parlamento italiano non vi sarà più rappresentata la Sinistra Italiana, né nelle sue ramificazioni estreme fondate dall’ideologia comunista o post-comunista e nemmeno da quella progressista e socialista. La Destra italiana ugualmente viene tagliata fuori dalla rappresentanza parlamentare. Per la prima volta, dal 1948 in poi, tutti coloro che hanno avuto idee di sinistra e di destra non saranno rappresentati nel principale organo istituzionale di questo Paese. La Terza Repubblica nasce quindi, sotto l’insegna di una forte inclinazione bipartitica, rappresentata dal PDL e dal PD. Il primo governerà l’Italia con una buona maggioranza in entrambe le Camere e l’altro farà Opposizione. Si aggiungeranno a questi due partiti, la Lega Nord (fondamentale per raggiungere la maggioranza di governo) e l’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro, in appoggio al PD. A questi quattro gruppi parlamentari va aggiunto l’Unione di Centro di Casini, che a sorpresa esce indenne dal terremoto elettorale, piazzando 3 Senatori (che andranno molto probabilmente a far parte del Gruppo Misto) e una trentina di Deputati che faranno un Gruppo Parlamentare per conto proprio. Quindi, cinque soggetti politici in Parlamento (è la prima volta che capita dall’ingresso della Repubblica), che formeranno di fatto due coalizioni: quella che appoggierà il III Governo Berlusconi (PDL+Lega) e quella che rappresenterà l’Opposizione parlamentare (PD+IdV+UdC). Muore definitivamente il sistema bipolare e con essa la cosidetta Seconda Repubblica, la quale aveva diretto la vita politica italiana nell’ultimo decennio e mezzo. Il Parlamento italiano, adesso, si fa forte di due grandi partiti politici: il PDL di Silvio Berlusconi e il PD di Walter Veltroni. Berlusconi governerà e Veltroni farà opposizione. Berlusconi governerà per la terza volta ed è probabile (o almeno si spera) per l’ultima volta. Ha intenzioni serie questa volta. Dice che vuole essere ricordato come uno statista e forse ci riuscirà. Dice che è cambiato e che non è il Berlusconi del 2001 e forse dice la verità. Dice che vuole riorganizzare l’Italia, darle un nuovo sistema istituzionale, una nuova legge elettorale (il referendum di Segni è dietro l’angolo), vuole portare l’Italia ad una nuova dimensione politica, economica e sociale, ma non è in grado di fare niente di tutto questo, senza l’aiuto del PD e il PD non ha nessun motivo di far tutto questo con Berlusconi, senza nulla in cambio. Questo significa che tutto ciò che salterà fuori da questa nuova legislatura, non sarà altro che frutto di un lungo e complicato compromesso politico, un lungo tira e molla, non dimenticanto nel frattempo che sia Berlusconi e sia Veltroni dovranno fare i conti quotidianamente con la Lega Nord e con l’Italia dei Valori. La visione di “Stato Moderno” dei due grandi partiti è diverso per forma e per sostanza. Entrambi, anche insieme, non sono in grado di risollevare questo Paese, perché sanno bene che la convergenza si dovrà trovare su due punti importanti: la politica economica e la politica estera e in questi due punti focali dell’azione politica non vi potrà mai essere alcuna convergenza. Inoltre, va menzionato un’altro fatto: entrambi sanno che sull’Italia si stanno per abbattere due macigni, due Tsunami, di cui ancora si conosce poco l’entità ma soprattutto il periodo in cui arriveranno. Il primo è la crisi economica che oramai da troppo tempo sta gironzolando per gli Stati Uniti e che potrebbe attraversare l’Atlantico ed arrivare a casa nostra già dal prossimo autunno. Persino il Governatore Draghi in una delle ultime interviste, ha confessato di essere “alquanto pessimista”. L’altro macigno, o Tsunami se preferite, riguarda la politica estera ed in particolare la crisi che da tempo si sta confezionando in Medio Oriente nei riguardi dell’Iran. Berlusconi purtroppo ci ha già dato modo di quantificare le sue idee di politica internazionale, tra il 2001 e il 2006. Sappiamo come abbiamo pagato, per aver seguito gli Americani nel confitto Afgano-Iracheno e se è vero che Berlusconi, potrebbe richiamare alla Difesa Antonio Martino, be non ci resta che sperare, che alla Casa Bianca nel prossimo novembre, vado un Presidente che presenti all’Europa e alla Nato, un’alternativa valida all’intervento militare in Iran. Io non sono affatto ottimista. Berlusconi non vuole far altro che presentare una squadra di governo simile a quella del suo secondo mandato. Ci sarà nuovamente Tremonti, con molta probabilità, all’Economia, un Tremonti che è passato da fautore dell’Economia creativa a paladino dell’antiglobalizzazione. Ci sarà molto probabilmente Frattini agli Esteri, che sarà una fotocopia di Gianfranco Fini e naturalmente Martino alla Difesa. I ministri di area Forza Italia saranno cinque, come cinque saranno i leghisti e soltanto due quelli di Alleanza Nazionale. In tutto questo quale sarà il ruolo del PD? Nessuno naturalmente, faranno buon viso a cattiva sorte, per strappare qualche regalino durante l’approvazione della Legge Finanziaria. Nient’altro, perché di fatto vi è soltanto una maggioranza, ma nessuna opposizione credibile. Almeno dentro il Parlamento, quello che poi succederà fuori lo sa soltanto Dio. Questa Terza Repubblica nasce tra i sorrisi, ma finirà tra le lacrime. Ed io sono uno di quelli, che spera vivamente che quando finirà anche questa ennesima repubblica, non ve ne sarà una successiva, ma che si torni ad essere quello che siamo sempre stati e che dovevamo continuare ad essere anche dopo la fine della guerra e della dittatura. Anche perché, per chi crede veramente ancora oggi nel regime repubblicano sappia, che adesso dovremmo sopportare per l’ennesima volta questa gente al governo del Paese, ma nel 2012 qualcuno di nostra conoscenza, da Palazzo Chigi si trasferirebbe al Quirinale, lasciando in Piazza Colonna qualcuno come lo stesso Frattini o Formigoni. E mandarlo al Quirinale, significa dargli il potere di promulgare le leggi, di eleggere gli Ambasciatori, di ricoprire la carica di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, ma soprattutto sarà messo a capo delle Forze Armate. Cosi chiedo a voi tutti, che siete ancora fedelmente innamorati della forma repubblicana, che cosa ha guadagnato questo Paese e il suo popolo, con l’avvento della Repubblica Italiana. Chiedevelo e cercate anche di darvi una risposta.