Gentilissime amiche e carissimi amici,
visto come il dibattito politico sulla riforma elettorale si sta facendo serrato ed è in continua evoluzione e mutamento l’opinione dei vari leader politici, a tal punto da far capire a noi italiani una sola cosa certa: che non sanno neanche loro che tipo di legge elettorale vogliano introdurre, come la vogliano introdurre, ma soprattutto quando introdurla. Silvio Berlusconi ha dichiarato che sarebbe disponibile a seguire la traccia tedesca con lo sbarramento del 5%, e subito hanno fatto eco diversi leader centristi cattolici, a partire da Pier Ferdinando Casini, che ospite di Lucia Annunziata in una trasmissione domenicale di Rai 3, ha proprio aperto verso il modello tedesco, quando fino a poche settimane fa per bocca di dirigenti come Bottiglione e Volontè, non facevano altro che parlare del modello Spagnolo, da me trattato settimane addietro. La prima cosa da dire sul modo di come la nostra classe politica stia promuovendo la necessità sul riformare il nostro sistema elettorale, è che tale pratica la stanno portando avanti sulla menzogna, forti dell’ignoranza di buona parte degli italiani sulle questioni giuridiche e in questo caso elettorali vigenti negli altri Paesi. Infatti, il sistema elettorale tedesco non è un sistema proporzionale, ma un sistema misto: ovvero maggioritario e proporzionale, e la questione sul coefficiente di sbarramento (5%) è riferito soltanto alla parte proporzionale. Nonostante questo, il sistema tedesco come quello spagnolo è classificato come sistema sproporzionale, perché porta nell’assegnazione dei seggi (sulla quota proporzionale), una evidente “di sproporzionalità” tra partiti grandi e piccoli, favorendo così il fenomeno del “gigantismo” di due partiti, estraniando così tutti gli altri nonostante il raggiungimento di quel 5%. Ma vediamo nel dettaglio, esattamente come funziona il sistema elettorale in Germania.
Il sistema elettorale tedesco utilizza una formula mista proporzionale.
Ufficialmente il numero di deputati che accedono al Bundestag, la camera bassa tedesca, è dal 2002 di 598 membri ma questo numero può variare in seguito ad un meccanismo della legge elettorale che si può riassumere nel seguente modo. Gli elettori votano su una scheda divisa in due parti su cui esprimono due preferenze.
Con la prima si eleggono 299 deputati tramite un sistema maggioritario a un solo turno (plurality) nell’ambito di altrettanti collegi uninominali: è il criterio del first past the post.
Con la seconda, che può essere anche differente dalla prima, si esprime una scelta per una delle liste presentate all’interno dei vari Lander; le liste sono bloccate.
A questo punto la ripartizione totale dei 598 seggi avviene così: le cifre elettorali totali di quei partiti che hanno ottenuto almeno il 5% dei voti di lista o 3 seggi nei collegi uninominali sono divise secondo la formula Hare-Niemayer attraverso la quale si stabilisce il numero totale di seggi spettante ad ogni partito. Poi sono suddivisi i seggi ottenuti dai singoli partiti tra i vari Lander all’interno dei quali è sottratto il numero di seggi ottenuti con il plurality. Se questo numero è superiore a quello ottenuto tramite la ripartizione proporzionale, i seggi non vengono eliminati ma sono conservati dal partito che li ha ottenuti: il numero dei deputati dunque aumenta.
In altri termini esistono partiti che riescono ad ottenere nei collegi uninominali più seggi di quanti dovrebbero spettargli in base alla quota proporzionale della seconda preferenza. Questi seggi in più si chiamano seggi addizionali. Ed è quello che è accaduto nel 2002 dove i deputati da 598 sono passati a 603 e nel 2005 a 614.
Quindi i meccanismi fondamentali di questo sistema sono il doppio voto e la soglia di sbarramento. Nel caso tedesco la soglia è esplicita ed è del 5%. In base alla relazione T=75%/M+1 si può derivare come la grandezza media dei collegi è di 14 seggi; questo significa che siamo in presenza di un sistema proporzionale. Per la legge della radice cubica i seggi dovrebbero essere circa 435 ma si nota che nella realtà sono molti di più a testimonianza della proporzionalità del sistema. Anche il rischio di distorsione rappresentativa dei collegi è eliminato dal fatto che esiste un collegio nazionale di livello superiore che affianca i collegi più piccoli in cui è diviso il territorio. La parte proporzionale compensa la distorsione rappresentativa insita nell’uninominalità dei collegi. Per questo motivo il sistema tedesco può essere considerato un sistema misto proporzionale “a correzione”. Esso consiste in due diversi sistemi (quello proporzionale e quello maggioritario, appunto) applicati sullo stesso territorio e connessi attraverso un meccanismo che corregge o tempera gli effetti di una parte sull’altra (di solito proporzionalizza l’elemento maggioritario). Ad esempio nelle elezioni del 2005 in Baviera l’SPD col primo voto avrebbe guadagnato solo 1 seggio ma grazie al secondo voto proporzionale ne ha accumulati altri 23 limitando dunque il meccanismo distorsivo del maggioritario.
Dall’analisi dell’indice di Gallagher si deduce che la non proporzionalità è molto bassa:
tra il 1945 ed il 1996 G era uguale a 2,52 mentre tra il 1945 ed il 2005 è del 2,79 variazione impercettibile che quindi non incide in maniera significativa.
G varia da un 4,726 del 1957 ad un minimo di 0,498 del 1983.
Nel 1990 si è assistito ad un picco del 4,741 dovute alle prime elezioni della Germania riunificata: l’apertura delle elezioni alle regioni orientali ha contribuito momentaneamente ad aumentare la disproporzionalità a causa di una maggiore selezione partitica ( infatti anche il NEP nel 1990 diminuisce).
La tendenza attuale considerando il periodo 1998-2005 è di un aumento del NEP e di conseguenza di una diminuzione di G. In particolare con le elezioni del 2005 G è uguale a 1,74, mentre invece nel 1998 e nel 2002 G era leggermente aumentato.
Voglio concludere questa newsletter, di come la mia idea di riforma elettorale sia quella più indicata per il nostro Paese, senza il bisogno di andare a copiare altre nazioni e soprattutto senza mentire gli elettori, dicendo che si vuole introdurre quello o quell’altro sistema elettorale per il bene nostro, ma piuttosto per salvaguardare i vari partiti e partitini, e soprattutto i privilegi che a tali partiti lo Stato Italiano ha sempre riservato.