Oggi sul quotidiano torinese, Gramellini racconta una delle tante sfaccettature della vita di Camillo Conte di Cavour, ed in particolare la storia della trota che gli regalò l’Onorevole Rattazzi. Sul web, soprattutto sui Social Network (Facebook in testa) il suddetto articolo è stato linkato a più non posso, destando grande sorpresa nel constatare di quanto rigore etico ci fosse nelle vene del Conte, rigore etico che sprofondava in tanti altri illustri personaggi politici italiani del tempo. Il fatto di aver recato tanta sorpresa (non da parte mia) è sintomo di quanta ignoranza abbondi nell’Italia contemporanea sulla storia del nostro Paese, ed in particolare della storia risorgimentale e post-unitaria (prima dell’avvento del fascismo e della repubblica). Vorrei ricordare, a questo proposito, che il Conte era figlio di uno dei più grandi e potenti possidenti terrieri del Piemonte e che il primo incarico governativo del Conte fu proprio quello di Ministro dell’Agricoltura nel governo D’Azeglio. Pensate oggi in Italia, se ad un rampollo della famiglia Barilla, gli dovessero affidare il Ministero delle politiche agricole. Chissà che scandalo!!