Mi è stato insegnato che la Storia è la politica del passato (citazione di Macchiavelli), e che la politica del passato non può essere ridotta a delle semplici dati, nomi di luoghi e di uomini. Nella scuola italiana ci sono i peggiori insegnanti di Storia d’Europa e l’Università non è certo messa meglio. Gli storici italiani, a parte qualche eccezione, sono vincolati da culture demagogiche e spaventosamente ideologiche. Parlare di un avvenimento complesso come il Risorgimento, significa cercare di adottare tutti gli schemi possibili, non solo per descrivere cosa successe 150 Anni fa, ma spiegare soprattutto il perché sono accadute. Questo significa che per capire l’Unità d’Italia e quindi la Seconda Guerra d’Indipendenza, significa andare indietro per capire il senso di quella guerra, gli antefatti, nonché il Casus Belli, di quella guerra. Invece, tutto questo in Italia non interessa. Ho notato (con dispiacere) che persino il primo quotidiano del Paese, come tanti altri giornali, sta trattando l’argomento dell’Unità d’Italia e della Seconda Guerra d’Indipendenza, ma chissà perché ci si sta limitando a raccontare le gesta di Garibaldi e delle sue camicie rosse. Oggi per esempio, pur di trovare una certa attinenza all’Unità d’Italia, si è voluto associare l’arrivo di Garibaldi in Sicilia con l’attuale crisi economica vinicola siciliana ed in particolare del Marsala. Sarebbe bello, ma non ci conto troppo, che si potesse spiegare agli italiani che cosa è stata veramente la Seconda Guerra d’Indipendenza e lo stesso Risorgimento.
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Ambasciatore porta pena.
Finalmente leggo sulle righe di Sergio Romano nel Corriere della Sera un pò di carattere e di incisività, rivolte all’ennesimo residente alto-atesino che rispolvera il solito irredentismo da quattro soldi. Aggiungo (per l’ennesima volta) che per noi l’acquisizione del Sud Tirolo non è stato un buon affare. Ci ha portato solo rogne, e parlo come italiano, ma anche come sardo e meridionale, visto che da queste parti ce li possiamo scordare certe attenzioni legislative e fiscali che invece ai sud-tirolesi sono state sempre riconosciute da parte dello Stato Italiano, dopo l’avvento della repubblica (ovviamente). Dirò di più, firmerei oggi stesso per un referendum che riportasse il Sud Tirolo in terra austriaca … basta che a noi ci restituiscano la Corsica e il Nizzardo per iniziare. Poi si penserà all’altra metà della città di Gorizia, all’Istria, alla Dalmazia e alle Isole Ioniche appartenute alla Repubblica di Venezia (Zante in testa).
Alto tradimento.
Caro Angelo, questo non me l’aspettavo. Non da te. Che delusione!