Il caso di Eluana Englaro, oltre ad aprire una ferita evidente di natura etico-politica nella gente oltre che nella politica, ha dato modo, per l’ennesima volta, di mettere in discussione la figura del Capo dello Stato dalla parte politica che non si riconosce intelletualmente e ideologicamente con esso. Questa volta, essendoci un Presidente della Repubblica di Sinistra e il Paese governato da una maggioranza di Destra, era naturale oltreché ovvio, che nascesse un conflitto di “comunicazione”. La maggioranza politica ha messo in discussione non solo l’operato del Presidente Napolitano, ma anche della stessa Carta Costituzionale, definita “filo-sovietica”. In questo modo, siamo riusciti ad avere un’ennesima dimostrazione di come sotto l’Italia repubblicana, non solo ci sia una figura istituzionale Super-Partes che è poco Super e per niente Partes, ma anche altre figure istituzionali pronte a mettere in discussione l’operato della Presidenza della Repubblica, alla prima occasione, e cioé ogni volta che dal Quirinale non arriva un segnale conciliante con la maggioranza politica che c’è in quel determinato periodo in Italia. Eppure, una delle “ragioni” che spinsero l’Italia a passare dal sistema monarchico a quello repubblicano, era per l’appunto quella di portare la democrazia, la libertà, la giustizia, insomma portare in Italia un sistema costituzionale e istituzionale che garantisse determinati pesi e controppesi, misure e contromisure, adatte per una vera società stabile e garantista, che legittimamente si rifà alle migliori esperienze democratiche del mondo occidentale. Invece, abbiamo visto di come questo sistema repubblicano dimostri e ha sempre dimostrato delle reali ed evidenti lacune d’equilibrio democratico. Dal 1948 ad oggi, l’Italia repubblicana ha avuto ben 11 Capi di Stato:
- Enrico DE NICOLA (PLI)
- Luigi EINAUDI (PLI)
- Giovanni GRONCHI (DC)
- Antonio SEGNI (DC)
- Giuseppe SARAGAT (PSDI)
- Giovanni LEONE (DC)
- Alessandro PERTINI (PSI)
- Francesco COSSIGA (DC)
- Oscar Luigi SCALFARO (DC poi PD)
- Carlo Azeglio CIAMPI (Indipendente poi PD)
- Giorgio Napolitano (DS poi PD)
I presidenti in grassetto rappresentano coloro che si sono dimessi dall’incarico, prima dell’elezione del loro successore, o per motivi di salute o proprio per motivi di natura “politica”. Viene escluso, ovviamente, da questa casistica l’attuale Presidente Napolitano, in quanto è ancora in carica. Se escludiamo il Presidente De Nicola che ricoprì il ruolo di “Capo dello Stato Provvisorio” per soli 4 mesi (si considera come data di inizio il 1° gennaio 1948, data dell’entrata in vigore della Costituzione) e il Presidente Segni che ricoprì il ruolo per soli due anni, tutti gli altri, bene o male, hanno rispettato il mandato dei sette anni. Quindi, noi abbiamo avuto fino ad ora (in 61 anni di Repubblica) 11 Capi di Stato, contro i 4 Capi di Stato sotto il Regno d’Italia:
- Vittorio Emanuele II (dal 1861 al 1878);
- Umberto I (dal 1878 al 1900) - “Assassinato”;
- Vittorio Emanuele III (dal 1900 al 1946) – “Abdicato”;
- Umberto II (dal 09/05/1946 al 02/06/1946) – “Spodestato”
Negli 85 anni del Regno d’Italia (contro i 61 della Repubblica) ci sono stati quattro Sovrani, in realtà tre, visto che Re Umberto II non potè esercitare durante i 24 giorni del suo trono, in modo pieno i suoi poteri di Capo dello Stato). Il primo, Vittorio Emanuele II (già Re di Sardegna), guidò la nostra nazione per 17 anni; il figlio, Re Umberto I, per 22 anni fino alla sua morte per mano dell’anarchico Gaetano Bresci; Vittorio Emanuele III per ben 46 anni, e cioé fino alla sua abdicazione per lasciare il trono al figlio Umberto II. Ancora oggi, quando si pensa alla Monarchia, lo si fa pensando ad una nazione guidata da una sola persona, confondendo così, le monarchie costituzionali con quelle assolute. Nella monarchia costituzionale il Re (o la Regina) è il capo dello Stato ed ha il compito principale di tutelare i diritti fondamentali dei cittadini. Rappresenta e tutela anche l’Unità Nazionale e le sue tradizioni storiche, civili, artistiche e morali. Non gode di alcun potere “arbitrario”, perché è soggetto ai limiti imposti dalla Costituzione e dalle Leggi dello Stato. Ha una funzione di equilibrio arbritario, in quando non essendo eletto come avviene nel sistema repubblicano e non rappresentanto un partito o movimento politico, è per sua natura “Super Partes” in modo assoluto. La Monarchia Costituzionale è, tutt’oggi, la migliore forma istituzionale che l’Italia possa avere. Il Re (o la Regina) sale al Trono grazie al meccanismo della successione ereditaria, stabilita dalla Legge Salica e non dal Sovrano che sta per lasciare il Trono. Un Sovrano che non ha la preoccupazione di piacere all’elettorato o alle forze politiche principali del Paese e ignora totalmente le ragioni di opportunità tipiche dell’uomo politico, dove non viene escluso un Presidente della Repubblica in quanto uomo politico e quindi di parte. La funzione del Re è quindi quella di tutelare i diritti fondamentali dei cittadini italiani, nel pieno rispetto delle Leggi italiane. Grazie alla sua indipendenza (dal sistema politico), il Sovrano può svolgere liberamente questa funzione. Nessun uomo politico può fare altrettanto e non di certo un Presidente della Repubblica, sia se è eletto dalla maggioranza di un Parlamento o dalla maggioranza degli elettori, dove esso si presenta come candidato di un determinato partito politico. Senza dimenticare, che la stragrande maggioranza delle degenerazioni totalitarie (dittature) sono sempre avvenute, ed ancora oggi persistono, nelle nazioni che includono il sistema repubblicano. Con l’avvento della Repubblica Italiana nel 1948, si pensava di rendere l’Italia migliore di quella precedente, ma non è stato così e il panorama politico, economico e sociale che abbiamo dinanzi agli occhi vale più di mille parole. Inoltre, c’è un’aggravante insindacabile da imputare alla Repubblica Italiana: mentre il Regno d’Italia nei suoi 85 anni di vita, dovette sopportare una guerra d’indipendenza (la III, 1866), l’annessione di Roma (1870) due Guerre Mondiali ed in mezzo a queste guerre, una grave crisi economica internazionale (1929) e 20 anni di dittatura fascista, la Repubblica Italiana non ha dovuto patire nulla del genere, ma anzi fu artefice di un vero e proprio Boom Economico, che la proietò tra le prime 10 potenze economiche del mondo, negli anni 50. Oggi, siamo ad un degrado in ogni settore: un grave stato di corruzione nel sistema politico e in quello pubblico-amministrativo, un grave stato di commistione tra politica ed economia, una situazione incalcolabile di degrado sociale e civile, che non ha confronti in nessuno dei Paesi-Membri di tutta l’Unione Europea, e il futuro è certamente dei più gravi di tutto il periodo repubblicano. Si è voluto cambiare sistema istituzionale e costituzionale per portare democrazia, libertà e giustizia in Italia, ed ecco il risultato.