Ieri sera c’è stata la conferenza audio su Skype, per discuttere dei problemi sorti all’interno dei Liberali per l’Italia, a seguito dell’ipotetica (non vi è ancora la certezza) apertura di Gabriele Pagliuzzi a La Destra di Francesco Storace, che proprio in questo fine settimana avvierà l’Assemblea Costituente al PalaEur di Roma. La conferenza audio è stata mediata da Mario Caputi ed hanno partecipato oltre al sottoscritto anche Mario Masala, Claudio Saragozza e Piero Guerisoli. La vertenza, quindi, riguardava la ancora non ben chiara idea da parte dei vertici del LpI-DL di aprire un canale preferenziale con Storace e cercare di riunire sotto un’unica federazione, che si collocherebbe naturalmente dentro la coalizione del Centro-Destra, che potesse riunire tutti movimenti e/o partiti politici di Destra presenti attualmente in Italia. Dicevo che, questa idea non è certa, nel senso che lo stesso Pagliuzzi ha negato qualsiasi chiara azione già avviata in tal senso, ma la sua lettera è abbastanza eloquente:
… Il direttivo milanese sta lavorando con impegno per la costituente di Destra Liberale Italiana prevista in linea di massima per il primo Dicembre a Milano, salvo imprevisti. In verità non si tratta di una costituente exnovo, semmai di una rimessa in funzione o riattualizzazione ufficiale del movimento nato nel 2001 con tanto di statuto registrato dal notaio, previsioni di organi, etc.etc. (…) E’ chiaro che in assemblea costituente ci possiamo riservare di fare le modifiche più opportune. Nella transizione vale quanto abbiamo concordato a Monterosso: ossia, di fatto, esiste un esecutivo nazionale, sotto la mia presidenza, formato dai responsabili regionali. In questa fase la direzione milanese funge da governo del “capo”. Come vedi la cosa è abbastanza semplice, ma non semplicistica, e sufficientemente snella per fare cose pratiche e produttive come è nel nostro stile di concreti “combattenti” liberali italiani, patriottici, destrorsi e italianisti. E adesso veniamo al problema politico, se poi è tale. (…) Qualche anno addietro proprio per mettere i puntini sulle i del mio passato liberale (che comincia a essere ahimè un pò lungo) nei rapporti con il deludente, ambiguo ed ed ectoplasmatico partito di De Luca ho scritto l’opuscolo “Destra Liberale” che hai in mano e che non lascia equivoci di sorta sulla mia linea e sulla mia identità.
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Io voglio costruire e lasciare in eredità un partito autonomo, magari piccolo, piccolissimo ma vero, che sia la reincarnazione contemporanea della Destra Storica Risorgimentale.
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Essendo trascorsi da quella data parecchi lustri della storia italiana, è ovvio che non posso perdere il filo dialettico ma coerente con tutti i fenomeni che l’hanno attraversata: fascismo, anticomunismo, centrismo, bipolarismo etc. con una costante: nessun nemico a Destra. Differenze magari anche marcate, ma nessun nemico. Quelli stanno dall’altra parte (comunisti, socialisti, etc.). Inoltre non ostilità ma differenza forte con i clericali. Si ai cattolici liberali no agli integralisti (Comunione Liberazione, tanto per fare un esempio).
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L’attuale situazione italiana impone una scelta tra Centro-Destra e Centro-Sinistra. Noi scegliamo il Centro-Destra.
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Io parlo e creo possibilità di contatti e alleanze con tutti i pezzi del Centro-Destra, per arrivare alla più ampia unità operativa e programmatica del medesimo. Perché da soli e divisi si fa solo il gioco dell’avversario. Chi sono questi pezzi? Tutti: Alessandra Mussolini (ma ormai rientrata in A.N.) Storace (La Destra), Alleanza Nazionale, Forza Italia (Brambilla, Adornato, etc.) U.D.C., Democrazia Cristiana di Rotondi. Sulla Lega Nord dovrei fare un discorso a parte perché noi siamo (e scusa se ogni tanto mescolo l’io con il noi) inguaribili, ostinati liberalizzatori unitaristi. Via le regioni a statuto speciale, via le regioni ordinarie, via le provincie, le comunità montane e le circoscrizioni, via il localismo che è il cancro dell’Italia e l’indice della sua regressione nei Secoli bui della Storia. Basta con il federalismo patacca che serve solo a mantenere le poltrone della Lega Nord. Sì ad un ridisegno moderno e futuribile delle istituzioni italiane (aree omogenee, aree produttive, di analoga caratterizzazione sociale, economica e ambientale). Rileggersi Malagodi, ottimo, d’annata, sulle regioni sanguisughe. Attenzione, ma ovvia distanza con Fiamma Tricolore e Forza Nuova.
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Dato che facciamo politica e non circoli Internet di onanisti pensatori, non possiamo schifare il rapporto politico con nessuno, dico nessuno, dei pezzi di cui sopra.
Senza preclusioni e altezzosità, ma con il nostro sano pragmatismo e la fermezza delle nostre idee di fondo. Questa mia linea (ho tentato in passato con De Luca, ho parlato più di recente con la Brambilla e ancora più di recente con Storace. Come vedi, vado a 360°) ha improvvisamente fatto infuriare Mario Caputi che pone un veto personale sulla figura di Storace ma di qualsiasi esponente della Destra che Sabato 10 Novembre a Roma fa la sua Convention, inaugurata da Berlusconi (!). In questa sua critica, mi mette anche in testa decisioni di adesione o di federazione che sono solo circolate nel direttivo milanese come motivo di riflessione in previsione di elezioni anticipate che ci pongono nell’urgenza di fare delle scelte e dei posizionamenti stante l’attuale legge elettorale. Se poi questa verrà cambiata, valuteremo in seguito. La politica , lo può capire anche un bambino, la si fa in Parlamento. Decisioni importanti come federazioni, alleanze strette, fusioni, patti e diavolerie varie e, comunque, passi ufficiali e pubblici, si fanno solo con una discussione e decisione degli organi di partito, ora esecutivo nazionale più esecutivo milanese, domani organi di rappresentanza più strutturati in base allo statuto di Destra Liberale Italiana. (…) Se Mario Caputi non condivide quanto stiamo facendo, pazienza. Rimarrà solo l’amicizia personale (patti chiari, amicizia lunga).
La lettera è abbastanza eloquente e nonostante sia stata rivolta ad uno dei dirigenti del LpI-DL, l’hanno ricevuta per conoscenza altre persone tra cui il sottoscritto, ma non Mario Caputi. Nella conferenza di ieri, si è partiti in primo luogo nel sottolineare questo piccolo atto di maleducazione da parte di Pagliuzzi nei confronti di Caputi, ma si è poi veicolato il discorso ad un contenuto prettamente politico, in cui i partecipanti ieri sera hanno convenuto di respingere senza se e senza ma i punti 2, 3, 4 e 5 della lettera. Risparmiando solamente il punto 1, che è talmente ovvio per noi che poteva essere anche tralasciato. Non condividiamo affatto, l’idea d’insieme che pone Pagliuzzi dinanzi a chi appartiene e a chi ha sempre sostenuto la Destra Liberale. Il discorso storico e culturale che dovrebbe essere fatto in questa circostanza sulla nascita e l’evoluzione della Destra Storica Risorgimentale, è ampio e complesso, e non può essere ridotto a poche righe. Quello che posso dire però. è che se Pagluzzi ritiene di rivendicare ( e ne ha tutto il diritto) una simili posizione politica all’interno dei rapporti tra le varie forze che sono incluse nel Centro-Destra e la Destra Liberale, allora vuol dire che ha una padronanza della Storia Risorgimentale e della politica liberale che poi portò alla nascita dell’Italia Unitaria, alquanto modesta o comunque, una cultura storica fatta di infarinature, che vietano inesorabilmente a fare dei ragionamenti più corretti, e soprattutto sostenere che esser pratici in politica non sempre porta bene. Il pragmatismo spesse volte, tende ad annebbiare la propria coscienza etica, la quale è lo strumento unico per preservare la moralità dell’uomo, prima del politico. Mi preme sostenere e ricordare, di come il Fascismo oppresse non solo le forze cattoliche e quelle della Sinistra, ma soprattutto quelle liberali. Vorrei ricordare a Pagliuzzi che fu un liberale e non un papista o un socialista a mettere in crisi Mussolini: il suo nome era Giovanni Amendola, nel partito liberale di allora veniva chiamato il “giovane vecchio liberale”, perché nonostante la sua giovane età, portava con se il vecchio rigore etico di un educazione liberal-risorgimentale. Era considerato il pupillo di Giolitti, ma prese le distanze da quest’ultimo, si rifiutò di partecipare al listone nazionale nelle elezioni del 1924 e fu lui a istigare in Parlamento la ritirata sull’Aventino, con l’intento di creare (e ci stava pure riuscendo) un Parlamento parallelo, ma per colpa della codardia e dell’ignoranza della Sinistra ed in particolare dei Socialisti, l’Aventino fallì, e Amendola come tanti altri oppositori del regime fascista, verrà perseguitato ma non abbandonerà mai l’Italia, morirà in Francia dopo una lunga agonia, a seguito di un aggressione violenta che subì in pieno centro a Roma, da un gruppo di fascisti. Ora Pagliuzzi e chi la pensa come lui, può anche andare all’Assemblea Nazionale de La Destra di Storace, può salire sul palco e dare il suo contributo come presidente del LpI-DL, può a Dicembre dare vita a Milano alla Destra Liberale Italiana, sostenendo i cinque punti della sua lettera, ma è chiaro che tale scelta non può essere sostenuta da chi crede nell’etica politica prima ancora del pragmatismo. E soprattutto non deve pensare, che tale dibattito sorto all’interno del Movimento, sia una battaglia personale di Mario Caputi, ma piuttosto un malessere diffuso di molti aderenti, dove Caputi si è preso la responsabilità di sollevare tale malessere in modo chiaro, onesto e determinato.