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Sarò all’antica o ancor peggio retrogrado, ma conservo un’idea della cultura (editoriale) che evidentemente fa a cazzotti con la contemporaneità. Andare in un ospedale per i soliti controlli periodici e notare nell’atrio un distributore di merendine o di bevande è decisamente normale in ogni ospedale, in ogni parte d’Italia. Ma notare un distributore di libri, dove ci sono in mostra diversi libri (posizionati chissà su quale logica), e la possibilità di inserire una banconota da Dieci Euro per acquistarne uno, bè non ci trovo nulla di normale e di progressista. Già non ho mai sopportato l’idea di vendere libri dentro i supermarket tra la macelleria e la frutta e verdura, dove puoi trovare un romanzo della Tamaro affianco ad uno di quei squallidi testi dei protagonisti di Zelig, figuriamoci un distributore automatico di libri, paragonandoli così ad uno snack o ad una confezione di preservativi. E’ il fatto più sconcertante, che quel distributore enorme e osceno, promuove l’acquisto di libri di una società editrice sarda tra le mie favorite: la Ilisso di Nuoro. Una società editrice che propone un catalogo, a dir poco straordinario, ma che nel suo Sito Web non dispone il servizio d’acquisto on line e ancora non ha pensato a promuovere l’editoria digitale, permettendo di acquistare i suoi capolavori tramite Ebook, a partire dal famigerato Kindle. Mi sa che sono loro più all’antica e retrogradi, di quanto non sia il sottoscritto.