Non c’è giorno più giusto dell’Otto marzo per parlare di una donna italiana, tra le più importanti e nello stesso tempo, la più sconosciuta. Quando si parla di Risorgimento, di patriotismo, si parla solo al maschile ma non al femminile. Forse per i più fortunati, si è sentito parlare di Anita Garibaldi, che poi l’unico merito che gli va riconosciuto è stato solo quello di essere stata la moglie del grande Generale ligure. Ma di Adelaide Cairoli no, non troverete un solo paragrafo dedicato a lei, in nessun libro di storia ed in particolare in quei libri di testo che circolano nelle aule della Scuola italiana. “Una madre patriotticamente italiana fino al romanzo”, così è stata sempre definita dalla retorica risorgimentale. Certo è che fu una donna intrepida, di straordinaria capacità educativa, un esempio morale per intere generazioni, al punto da diventare un’icona circondata da una luce di leggenda e mito. “Mamma Adelaide”, così va chiamata, perché il suo destino verrà segnato da quello dei sui cinque figli maschi, quattro dei quali cadranno martiri durante le numerose campagne militari per l’Indipendenza italiana. Si riporta che ogni volta che le portavano la triste notizia che un suo figlio era caduto in battaglia, cadeva in una sorta di delirio catalessico, che durava per diversi minuti. Si scomodò persino il grande Giosué Carducci, nel 1870, quando gli dedicò dei versi in onore del figlio Giovanni:
O madre, o madre, ai dì de la speranza
Dal tuo grembo fecondo
Cinque valenti uscieno: ecco, t’avanza
oggi quest’uno al mondo.
Il primo figlio a morire per la patria fu Ernesto, il secondogenito, presso Biumo Inferiore, vicino a Varese, nel 1859, mentre partecipava con i Cacciatori delle Alpi agli ordini di Garibaldi, a soli 26 anni. L’anno dopo, il 1860, morirà Luigi, il terzogenito, a soli 22 anni, dopo aver lasciato l’esercito, raggiunge Garibaldi in Sicilia nella spedizione di Cosenza. Sette anni più tardi, nel 1867, sarà la volta di Enrico, il quartogenito di 27 anni. Laureato come i fratelli ma in Medicina, sceglierà l’azione acceccato dalla passione per Garibaldi,componente della VII Compagnia dei Mille, comandata guarda caso dal fratello Benedetto, il solo destinato a sopravvivere. Enrico “il sognatore”, verrà ferito gravemente a Palermo, promosso in seguito Maggiore, si dimetterà dopo la Campagna Meridionale, per ritornare nel 1862 come volontario nella spedizione dell’Aspromonte. Deluso e arrestato, nel 1866 organizza il piano di aiuti per i polacchi insorti e partecipa alla Battaglia di Monte Suello. Ma la sua devozione garibaldina e la sua smisurata passione per la patria, lo spinge ad entrare nello Stato Pontificio, dove a Ponte Milvio in testa a 70 patrioti romani entra a Roma. Raggiunge il Parioli, occupa il poggio di Villa Glori, combatte come un leone contro le milizie di Papa Pio IX, che sono insieme a battaglioni “Zuavi” francesi e alla Gendarmeria papale, e ferito più volte cadrà tra le mani del fratello Giovanni. Quella giornata a Villa Gloria, nell’Ottobre del 1867 così verrà ricordata:
O Villagloria, da Crémera, quando
La luna i colli amanta,
A te vengono i Fabi, ed ammirando
Parlan de’ tuoi settanta.
Dopo Enrico, sarà la volta di Giovanni, che cadrà (ironia della storia) a 27 anni. Giovanni il “Duce glorioso”, che così Carducci descrive:
Apri, Roma immortale, apri le porte
Al dolce eroe che muore:
Non mai, non mai ti consacrò la morte,
Roma, un più nobile core.
Questi i figli di Adelaide Cairoli, che nacque a Milano il 5 Marzo 1806 da Francesca Pizzi e da Benedetto Bono di Belgirate. Nacque nella casa paterna di Via Bigli, nel cuore storico di Milano, e morì il 27 Marzo del 1871, sette anni prima che il suo unico figlio sopravvissuto dalle guerre, venga eletto Presidente del Consiglio. Giuseppe Garibaldi, così esclamò all’indomani della vittoria a Monte Rotondo contro l’esercito mercenario papale:
La Grecia ebbe i suoi Leonida, Roma antica i suoi Fabii e l’Italia moderna i suoi Cairoli.
Aggiungo e concludo: “ma i Cairoli e l’Italia sarebbero stati diversi senza Adelaide?”
Felice Otto Marzo a tutte le Italiane.