In attesa che venga confermato da istituti autorevoli, il rafforzamento del partito liberale italiano, dovuto molto probabilmente al suo impegno nel comitato referendario per la nuova legge elettorale, il partito di Einaudi e Malagodi si prepara al suo nuovo congresso nazionale, che si doveva fare il mese prossimo, ma è stato spostato al prossimo marzo (2012). Giusto per fare un piccolo riferimento con il passato, il primo partito liberale in Italia nacque a cavallo degli anni ’20, durò per quattro anni, celebrò due congressi nazionali ed ebbe due segretari nazionali diversi; nella ricostruzione postbellica, il partito liberale italiano visse per 50 anni (1944-1994), celebrò 19 congressi nazionali, nei quali furono eletti 13 Segretari nazionali differenti. Dieci anni dopo il suo scioglimento, Stefano De Luca (ex Forza Italia), diversi ex PLI e un dirigente di un movimento monarchico, decidono di ricostituire il partito liberale italiano, dal 2004 ad oggi (7 anni esatti) ci sono stati cinque congressi nazionali, i quali hanno eletto sempre lo stesso segretario (De Luca). A marzo, quindi, ci sarà il sesto congresso dalla rifondazione del 2004, con una novità: fino ad oggi nel partito hanno partecipato ai congressi tutti gli iscritti, visto che il numero di tesserati e ben al di sotto di 1.000 unità; questa volta, invece, ci saranno i delegati, quindi parteciperanno soltanto quei dirigenti che rappresenteranno almeno cinque iscritti. Insomma, torna in auge la politica delle tessere da Prima Repubblica. Questo perché, nell’ultimo congresso nazionale per De Luca non è stato facile essere rieletto, avendo un avversario di un certo spessore (A. Diaconale), e che De Luca riuscì a spuntarla con dei mezzucci poco ortodossi che hanno incattivito, e non poco, l’ultimo giorno del congresso. Di fatto si è notato, come dal 2009 alcuni iscritti hanno deciso di optare verso altri movimenti: alcuni hanno deciso di aderire alla Lega Nord, altri hanno optato per formazioni liberali minori sia nazionali che locali. Il prossimo congresso, dovrebbe cercare di produrre tre obiettivi semplici:
- eleggere un nuovo segretario nazionale, che non sia l’ultra-settantenne De Luca che ha trasformato il PLI in un partito padronale;
- aprire finalmente ad un riavvicinamento con tutti i movimenti liberali presenti in Italia, a partire dalla Federazione dei Liberali di Morelli, e sperimentare un nuovo soggetto liberale proprio l’anno prossimo per le elezioni amministrative;
- dare al partito una nuova veste statutaria, un codice etico, ma soprattutto un regolamento delle Primarie.
Non ho nomi particolari da fare, ma certamente a marzo si potrebbe optare o ad una candidatura esterna, possibilmente una scelta di alto profilo, oppure andare a cercare dentro casa, ovvero dentro la Direzione Nazionale, e in questa ottica optare per la persona più giovane, più motivata, più capace di dedicare tempo e idee per rilanciare un partito che non può scomparire del tutto, soprattutto ora che l’Italia vive un periodo di grande incertezza economica, di disagio sociale, ma soprattutto di immoralità politica.