La situazione del Regno di Napoli, nel difficile momento di passaggio alle nuove strutture statali non ancora organizzate, è presentata da Costanza in tutta la sua crudezza.
[…] Quando Salvatore è passato da Torino per andare a Parigi, mi ha raccontato che mentre andava incontro al Re alla frontiera napoletana, aveva trovato la strada piena di cadaveri. Era l’opera della reazione. Incontrò un ufficiale in uniforme piemontese, che camminava a piedi piangendo amaramente. Vinto dalla compassione, si fermò per interrogarlo sulle cause del suo dolore. Era un napoletano al nostro servizio, che aveva la casa e la famiglia nei dintorni. Aveva chiesto un permesso per andare a vedere che cosa era successo a casa sua. Appena arrivato nel villaggio, aveva trovato la sua casa bruciata; suo padre era stato massacrato, tagliato a pezzi e i frammenti del corpo, che erano stati gettati ai cani, si vedevano ancora nelle strade. In quegli stessi luoghi una famiglia, conosciuta per le sue simpatie verso i piemontesi, aveva ritenuto opportuno allontanarsi per scampare alla reazione. Disgraziatamente, credette possibile lasciare sul posto un giovane, che usciva appena dall’adolescenza. Questo povero ragazzo fu preso dai briganti: gli si strapparono gli occhi, e gli fecero subire torture di ogni specie prima di massacrarlo. Questa famiglia si chiama Zadobbo. Salvatore ha preso nota di questo nome per farlo presente al Re.
Salvatore: Salvatore Pes di Villamarina; aveva sposato Melania, la figlia di Costanza, della quale era rimasto presto vedovo.
Reazione: è l’estremo tentativo di opposizione alla perdita del Regno messa in atto dai Borbone, che avevano assoldato briganti di ogni specie per vendicarsi dei sostenitori dei piemontesi, e, spesso, per attuare vere e proprie devastazioni nei confronti della popolazione inerme.