Perché l’indipendenza della Scozia interessa da vicino la Sardegna.

Tutto iniziò quando Giacomo II Re d’Inghilterra della Casata Stuart, nonché Re di Scozia come Giacomo VII, per via delle sue simpatie verso il cattolicesimo, fu esautorato dal parlamento di Londra con un decreto e cacciato dalla Gran Bretagna e al suo posto salì al trono la figlia Maria sposata con Guglielmo d’Orleans, entrambi protestanti. Fu chiamata la rivoluzione gloriosa per paura di un ritorno del cattolicesimo nell’isola britannica. Giacomo II andò in Francia, esule dal cugino Luigi XIV e sia lui e sia i suoi discendenti, si videro riconosciuti, nonostante tutto, il titolo di reali di Scozia e Inghilterra. Dopo Giacomo II arrivò Giacomo Francesco Edoardo Stuart, Carlo Edoardo Stuart ed infine Enrico Benedetto Stuart, ultimo membro dell’omonima casata per discendenza diretta. Quest’ultimo perseguì la carriera religiosa e quando al Vaticano dovette ricevere l’ordine cardinalizio, il Sommo Pontefice fece sparare dei colpi di cannone a salve da Castel Sant’Angelo, giustificandosi che il neo cardinale che aveva di fronte era il figlio di un Re. Enrico Benedetto Stuart, nel testamento prima di morire lasciò tutto (titoli e averi) al suo parente più prossimo: Carlo Emanuele IV di Savoia Re di Sardegna e da lui tutti i suoi discendenti. All’inizio del XX Secolo (primi del ‘900) tornò in auge la questione della successione al trono di Scozia, grazie ad un studioso inglese, Frederick Rolfe, il quale definì Vittorio Emanuele III di Savoia, Re d’Italia, l’unico Re legittimo d’Inghilterra, in quanto discendente diretto dei Sovrani del Regno di Sardegna. Nel caso la Scozia dovesse raggiungere l’indipendenza dal Regno Unito e le probabilità di optare per la forma repubblicana è assai esile, il neonato Regno di Scozia dovrebbe avviare le procedure per la rivendicazione del trono di Edimburgo e i primi pretendenti sono i Savoia, che fino ad oggi non hanno mai avanzato pretese di alcun tipo, così come di Duchi di Mantova, i Borbone d’Este, anch’essi titolati a rivendicare il trono di Scozia.

La morte che non ti aspetti.

Era un servitore dello Stato, era una donna, era una madre di due splendidi bambini, era una moglie, era una cittadina britannica che credeva in quello che faceva e credeva molto nel modo in cui lo faceva, credeva che chi fa parte di una grande nazione libera e democratica, deve mettere in gioco tutto quello che ha, la sua stessa libertà i suoi stessi diritti, per permettere che altri individui meno fortunati di lei che non avevano e non potevano avere senza l’aiuto suo e di tutti coloro che la pensano come lei, di raggiungere tali libertà e tali diritti. Si chiamava Jo Cox, aveva 42 anni ed è morta per quello che faceva, per quello che pensava, per quello che sognava per lei e per gli altri.

Ma dove vogliamo andare!!

Ieri era il giorno del debutto della nostra Nazionale agli Europei di Calcio. In tutta Italia, chi a casa, chi nei locali come pub, ristoranti, pizzerie, alberghi, centri di aggregazione vari, si sono visti la partita Belgio-Italia. Nel resto del contesto nazionale, tutto andava per il meglio in ogni città, in ogni provincia in ogni regione: caserme, aeroporti, ospedali, dovunque tutto andava avanti come sempre, tranne in una città, Roma, dove gli autisti dei mezzi pubblici sono entrati in sciopero per poter vedere la partita degli Azzurri, mettendo in ginocchio la capitale d’Italia e i suoi abitanti. E vorrebbero pure organizzare le olimpiadi del 2024. L’Italia fa schifo perché ha una capitale da schifo.

Rimanere o uscire?

Fra meno di due settimane, i cittadini britannici dovranno decidere con un referendum se rimanere nell’Unione Europea o uscirne. Un Regno Unito che fino ad oggi non ha voluto fare parte della moneta unica europea (Trattato di Maastricht) e che ha siglato un accordo separato con Bruxelles per quanto riguarda la circolazione di persone (Trattato di Schengen). Tralasciando le complicazioni e gli effetti che ci sarebbero con l’uscita dal punto di vista economica e finanziaria, che nemmeno gli addetti ai lavori possono con certezza assoluta prevedere, diciamo che l’eventuale fuoriuscita del Regno Unito, porterebbe più svantaggi all’Europa che non a loro, almeno in un ottica a medio-lungo termine. Questo perché noi abbiamo estremamente bisogno di loro, più quanto loro di noi. Un’Europa senza Regno Unito non è Europa. Non solo loro che decidono di uscire dall’Europa, ma piuttosto loro  che decidono di lasciare noi. Bè non abbandonateci al nostro destino, qualunque sia, noi abbiamo bisogno di voi, del vostro modo di vedere il mondo, la società, la politica, l’economia, la cultura, lo sport. L’Europa ha bisogno di essere più inglese e il Regno Unito non ha bisogno di essere europea. Non ne ha mai avuto bisogno.