Stato criminale.

Alla fine c’è stata la tragedia, la più grave di sempre. A poche miglia dalla costa lampedusana, un barcone proveniente dalla Libia con oltre 300 immigrati a bordo affonda, uccidendo centinaia di persone, tra le quali anche donne e bambini. Non per colpa della legge Bossi-Fini, ma per colpa della politica che non ha mai voluto prendere in seria considerazione il problema dell’immigrazione clandestina, del non applicare alla lettera la suddetta legge dello Stato e per colpa degli stessi immigrati, che si sono messi a dar fuoco ad una coperta e spostandosi su un fianco dell’imbarcazione, il peso eccessivo l’ha capovolta, generando così la tragedia. Ora, vogliono modificare la legge Bossi-Fini, vogliono abolire il reato di immigrazione clandestina e così avviare una politica di sbarchi nelle coste siciliane senza precedenti. Ma se qualcuno pensa che questa è una tragedia immane, una tragedia che non può ripetersi, o meglio, se pensa che non ci possono essere in futuro tragedie peggiori, si sbaglia di grosso. Queste orde di disperati, partono quasi tutti dalle coste libiche ma provengono oltre che dalla Libia, dall’Eritrea, Etiopia, Somalia e naturalmente dal Sudan. Quest’ultimo è terra di passaggio obbligata per le carovane di immigrati che lasciano il loro paese per vari motivi. Il Sudan, insieme al Congo e all’Uganda sono tre paesi che sono noti per un grave ceppo virale, il suo nome è Ebola. L’ultima epidemia di Ebola comunicata ufficialmente da un governo africano al OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) è stata nel 2007, da parte del Ministero della Salute del governo Ugandese. Ma il Sudan, la nazione che vive in un regime dittatoriale militare, il quale ha generato la tragedia umanitaria del Darfur nella sua parte meridionale, non ha mai dichiarato alcun caso di epidemia di questo virus mortale, ma fonti non ufficiali parlano che nel 2012 ci sono stati diverse decine di casi, mascherati dalla dittatura come epidemie emorragiche di lieve pericolosità. Il virus Ebola ha un’incubazione tra i 5 e 10 giorni, al momento dei primi sintomi chi viene infettato arriva alla morte dopo una settimana al massimo due. Non ci sono terapie efficaci, non esistono vaccini per l’uomo. Ora pensate all’isola di Lampedusa, con circa 6.000 abitanti, senza un ospedale specializzato in epidemie di questo genere, arriva un barcone con un centinaio di immigrati, dove c’è uno solo che è contagiato dal virus letale. Sbarcano nell’isola siciliana, vengono messi in quel centro, che assomiglia più a un lager che ad un centro di accoglienza di immigrati. Prima che le autorità italiane presenti nell’isola si accorgono il dramma che hanno fatto entrare nel territorio italiano, saranno già infettati decine di persone, immigrati e abitanti. Lampedusa verrà messa in quarantena, nessuno potrà entrare o uscire dall’isola siciliana e quando arriveranno gli aiuti medici e sanitari, nella versione più ottimistica saranno deceduti  un numero di persone pari ad un terzo del totale di presenti nell’isola. Fino ad oggi abbiamo avuto fortuna, soltanto fortuna che una strage del genere non sia capitata, ma potrebbe capitare e se il governo in carica farà quello che si legge nei giornali, prima o poi anche la fortuna abbandonerà Lampedusa. Viviamo in uno Stato criminale, che non si rende conto cosa potrà succedere se verrà modificata la Bossi-Fini, se abrogherà il reato di immigrazione clandestina, se non si metterà in testa di investire in strutture di accoglienza e medico-sanitarie oltre che di unità navali adeguate da assegnare insieme a certi poteri alla nostra Guardia Costiera. Anziché promuovere l’arma dei Carabinieri a quarta forza armata, dovevano farlo nei riguardi della Guardia Costiera, proprio come nei paesi anglosassoni.

Congratulazioni e figli golpisti.

L’Occidente democratico, il mondo libero, la civiltà superiore a tutti, si congratula per il colpo di stato militare in Egitto, riuscendo pure a coniare un termine alquanto suggestivo: “golpe del popolo”. Congratulazioni, ce ne ricorderemo quando dalle nostre parti il popolo scenderà in piazza e le forze armate staranno dalla parte loro e non delle istituzioni politiche, democraticamente elette con libere elezioni.

Mali estremista, estremi rimedi.

Bene ha fatto il governo francese a intervenire in Mali. Male ha fatto l’Italia a sostenere l’impegno francese in Africa soltanto con la logistica. I nostri governi in passato, dalla strage di New York del 2001 in poi, hanno deciso di aderire a fianco degli Stati Uniti, amici dell’Italia, nella guerra al terrorismo islamico targato Al Qaeda. Ma se per noi gli americani sono amici, i francesi sono molto di più, sono i nostri cugini, corre lo stesso sangue nelle nostre e nelle loro vene. Credo che sarebbe stato molto importante e saggio, avere la forza di sostenere meglio la scelta francese. Non possiamo pensare che ciò che sta capitando nello Stato africano, non debba interessarci e per questo starcene comodi a casa, limitandoci a inviare una ventina di addestratori militari.

Morsi, fuggi e spara.

Il nuovo presidente egiziano scappa come un coniglio dal palazzo, ci torna come una serpe e poi, fa sistemare i carrarmati per proteggersi dalle proteste del popolo egiziano. Questa è la grande democrazia egiziana che il premio nobel alla pace Barack Hussein Obama è stato capace di partorire.

Autunno arabo.

Quasi due anni sono passati dalla rivolta popolare che costrinse alle dimissioni il presidente Hosni Mubarak in Egitto e messo poi sottoprocesso. Tutti festeggiarono per quello che è passato alla storia come la “Primavera Araba” , che oltre al paese dei faraoni ha coinvolto altre nazioni medio-orientali. Anche in casa nostra, c’era gente che festeggiava tale eventi e già parlavano di democrazia araba. Alcuni giorni fa da Gaza vengono lanciati dei missili in territorio israeliano; Israele risponde con durezza e Hamas riesce a lanciare missili anche alle porte di Gerusalemme; Israele richiama oltre 300.000 riservisti e si sta preparando per l’attacco terrestre nella Striscia di Gaza. Si contano vittime israeliane e naturalmente decine di civili palestinesi, inclusi figure di spicco di Hamas. Sembra il resoconto eguale di tanti scontri tra le due parti, che abbiamo visti tante volte negli ultimi decenni, ma c’è una piccola novità: questa novità sta proprio in Egitto: a guidare la grande nazione nord africana non ci sta più Mubarak, ma Mohamed Morsi. Morsi è leader del nuovo maggior partito politico egiziano Libertà e Giustizia, un partito fondamentalista di Destra affiliato internazionalmente con il gruppo Fratelli Musulmani. Il presidente Morsi ha ribadito che l’Egitto non starà a guardare che il popolo palestinese di Gaza sia attaccato da Israele. Questo è certamente un problema; un problema che potrà avere entro la fine dell’anno, scenari imprevedibili in tutta l’area.